Le fototessere

C'è qualcosa che mi attira delle fototessere. Quelle odiose piccole foto che devi fare per forza per scopi burocratici ed amministrativi e che vengono sempre male.
Penso che tutto sia iniziato quando già da ragazzina, leggendo libri sull'olocausto (e ridajie, eh va beh, ero un'adolescente turbata...), mi sono imbattuta in pagine intere di ritratti di prigionieri nei campi di concentramento, tutti apparentemente uguali, stesse teste rasate, stessa camicia a righe, eppure tutti diversi, con i loro sguardi che raccontavano di vite precedenti, di diffidenza, ma per alcuni, anche di speranza per il futuro: erano i più giovani.
Ma ripensando ad eventi più allegri (giusto per non far scappare senza più ritorno i miei pochi fidi lettori), devo ammettere che già dalle mie prime esperienze nei vari uffici di segreteria, sono rimasta ogni volta a guardare per qualche secondo quei piccoli volti sconosciuti, collegandoli ai loro rispettivi nomi, cercando di immaginare che vita ci fosse dietro.
E anche adesso, dal centralino, mi fa un effetto strano parlare con le persone, cercare di aiutarle, raccogliere la loro documentazione, e poi ritrovarmi alcuni giorni dopo ad archiviare le loro pratiche, e a ritrovare nuovamente quelle persone in piccole rappresentazioni rettangolari e colorate.
La studentessa solare e piena di energia che è venuta allo sportello la settimana scorsa, la ritrovo in miniatura con lo stesso grande sorriso e gli occhi che brillano, il vecchietto timido di origine asiatica dell'altra mattina, è immortalato con un dolcissimo sguardo sereno, un po' da bambino; la signora che mi ha parlato in tono spazientito per telefono, la ritrovo in foto con un'espressione seria e le labbra chiuse. Ogni fototessera proprio per le sue caratteristiche, riduce la persona ai tratti fisici essenziali necessari all'identificazione, eppure è in grado anche di catturare non solo l'unicità esteriore di chi è rappresentato, ma anche qualcosa della personalità; qualcosa di profondo, che non so spiegare con parole mie, ma che per me, la rende così misteriosa ed accattivante.


(Nino, collezionista di fototessere gettate o perdute, nel film "Il meraviglioso mondo d'Amèlie")

Commenti

Daniele ha detto…
Di tutti i personaggi del film, Nino è probabilmente il più geniale. Semplice e genaiale..
Emigrante ha detto…
Non ti mandero' mai una mia fototessera. Nelle mie fototessere sembro una versione cattiva del mostro di Rostock ma con i capelli di uno dei Kiss.
Cambiato la foto nel profilo?
Simo ha detto…
Daniele: Amelie è uno dei miei film preferiti, è davvero difficile scegliere il personaggio migliore, ognuno di essi è davvero unico!

Emigrante: Sì, la foto di prima ormai risale a più di un anno fa, mentre questa l'ho fatta qui a Houston appena arrivata.
nonsisamai ha detto…
ciao! ho dato una sbirciata e tornero' sicuramente con piu' calma, nel frattempo ti ringrazio per la visita. e' sempre un po' emozionante quando passano dei vicini di casa, non e' cosa di tutti i giorni. a presto :)