Gli americani scendono in piazza per dire "no" a Bush

Austin, Texas, 11 gennaio 2007, ore 4.50 pm (23.50 in Italia), la manifestazione davanti all’Austin City Hall contro la decisione di Bush di inviare altri 20.000 soldati statunitensi in Iraq proclamata alla nazione nella serata di ieri sta per iniziare. Alcune decine di persone sono gia’ appostate sulla strada con i loro cartelli pieni di speranza. Vogliono dare un messaggio di pace agli automobilisti che, numerosi, attraversano la Cesar Chavez Street.
Man mano che il tempo passa i manifestanti diventano piu’ di un centinaio, e formano una fila sul marciapiede, sventolano le loro bandiere, alzano i loro cartelli con scritto “Bush says surge, we say impeach”, “No escalation!Troops home now!”, “Bush lied, 653.000 died US Iraq”, alzano le dita a “V” in segno di pace, urlano “stop the war!”. Sono di tutti i tipi, giovani ed anziani, donne appartenenti ad associazioni femminili, piccoli gruppi che rappresentano organizzazioni per i diritti umani o pacifiste, singoli partecipanti che distribuiscono volantini con l’indirizzo del loro blog contro la guerra, americani ed ispanici. Una manifestante americana sventola la bandiera della pace italiana:le chiedo dove l’ha presa, e lei risponde che l’ha scoperta durante un viaggio a Roma, e dopo avere chiesto il significato della parola “pace” in italiano l’ha subito acquistata.
La reazione degli automobilisti e’ la piu’ svariata: alcuni rispondono all’invito dei cartelli: “Honk for peace!” (“suona il clacson per la pace!”) e suonano, chi all’impazzata, chi piu’ timidamente; c’e’ chi volta lo sguardo dall’altra parte, chi sorride e saluta con la mano, chi rimane impassibile, chi alza il pollice. Soltanto uno, invece, incappato in una giornata storta, alza il dito medio in segno di disapprovazione. Perche’ l’atmosfera e davvero un’atmosfera di pace, di gioia, tutto sommato, di voglia di condividere insieme, con chi e’ d’accordo e con chi e’ contrario, con chi s’informa tutto il giorno e con chi non s’interessa di politica, quel senso di solidarieta’, quell’amore per la vita e gli altri esseri umani, da qualsiasi parte vengano.
Una signora anziana con un cappellino in stoffa colorata mi da’ un volantino fosforescente: e’ la pubblicita’ di una grande marcia per la pace che si terra’ sabato 27 gennaio sempre qui ad Austin, alle 3.00 pm, e contemporaneamente a Washington DC, per fare sentire meglio le nostre voci, le voci della gente di pace.
Mi guardo intorno, osservo i volti che formano questa piccola fila di manifestanti e mentre mi sento sopraffatta da una strana felicita’ per questi momenti preziosi, sento crescere in me un ondata di malinconia perche’ avremmo potuto essere molti di piu’. Ma fa lo stesso, queste 150 persone hanno mandato un messaggio d’amore oggi, dal Capital City Hall di Austin, a centinaia e centinaia di passanti e di automobilisti, hanno parlato alle televisioni locali e ai giornalisti, e le poche parole sui cartelloni e sulle magliette serviranno forse a fare scendere in piazza altre persone indecise o fino ad oggi indifferenti. E forse saremo in migliaia, decine di migliaia, sabato 27 gennaio, in varie citta’ degli Stati Uniti a chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq, la fine di questa guerra basata sulle menzogne di Bush e del suo governo, e urlare: “Viva la pace! Viva la pace!”

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