Le caramelle

Ho appena incontrato il direttore della rivista letteraria che vorrebbe pubblicare i miei racconti.
Il primo che uscirà sarà "Le caramelle" nel numero di maggio. L'ho scritto a febbraio, realizzando così uno dei buoni propositi per l'anno 2008!
La rivista copre il territorio di Reggio Emilia, Parma e Modena, quindi sarà un po' difficile per alcuni miei amici bloggers averne una copia. Allora vi pubblico il racconto qui sotto, sperando che vi piaccia!



Le caramelle

Il vento muoveva le fronde degli alberi e faceva rotolare sull’asfalto foglie secche, pezzi di carta accartocciata, petali bianchi sfuggiti a qualche mazzo di crisantemi. Alcuni uomini che formavano il piccolo corteo funebre, alzarono gli sguardi al cielo, temendo un temporale da un momento all’altro.
Guido Ferrari era un vecchio bacucco. Era messo proprio male, lo dicevano tutti in paese. Anche da giovane non era mai stato molto sveglio, ma aveva un bel gruzzolo in banca e la Marisa non se l’era fatto sfuggire. L’ictus l’aveva colpito mentre dormiva, all’età di settantacinque anni, a tradimento, e nessuno si era accorto di niente. La Marisa, quando lo colse il malore, stava facendo all’amore con il giornalaio, rinchiusi in macchina in un piccolo parcheggio della zona industriale. Quando arrivò a casa, trovò il marito agonizzante e ci pensò due volte prima di chiamare l’ambulanza. Sorpresa da un vago senso di colpa, e colta dalla paura di essere accusata di omissione di soccorso o tentato omicidio, chiamò la Cesarina, chiedendole consiglio, e fu lei a convincerla ad intervenire tempestivamente. Ma i minuti intanto passavano, l’ambulanza tardò ad arrivare, e Guido Ferrari non poté più vivere una vita normale. Paralizzato completamente dal collo in giù, passava tutto il giorno sulla sedia a rotelle, con la bocca aperta, la saliva gocciolante che gli cadeva sul petto, lo sguardo perso nel vuoto, la testa piegata di lato.
“Che schifo!”, gli diceva la Marisa guardandolo negli occhi con sdegno, “Lo sapevo che non dovevo chiamare nessuno quella notte! Dio aveva dato retta alle mie preghiere per una volta, avevo finalmente l’occasione tanto agognata di lasciarti crepare, e invece ho ascoltato quella sprovveduta della Cesarina!”, si sfogava sconsolata in mezzo alla stanza. Poi per pietà, gli accendeva la tv, gli puliva la bocca con un tovagliolo, e usciva in giardino a fumarsi una sigaretta. Le piaceva stare all’aperto a fumare, e guardare dal cortile le macchine sfrecciare davanti alla casa. Verso le quattro, due volte a settimana, arrivava il farmacista, che mandava al negozio la figlia quarantenne, e si prendeva una pausa per infilarsi tra le gambe appassite della Marisa. Il vantaggio dalla tragedia che aveva colpito Guido Ferrari, era che adesso la Marisa non doveva nemmeno fare le cose di nascosto, ma poteva comodamente aspettare i suoi amici in casa al caldo. “Sei sicura che non capisce?” le chiedevano ogni tanto i suoi ospiti, “Ma sì, non lo vedi che è rimbambito completamente? Guarda, fai così con la mano! Visto? Non muove neanche gli occhi. E’ andato, fidati!” e così dicendo si sedeva sul tavolo della cucina alzandosi la gonna. Il vecchio Guido batteva le ciglia ripetutamente e la saliva iniziava a scendergli più copiosa. “Ne sei proprio certa? Sta sbattendo le ciglia! Forse il suo corpo è immobile ma può ancora pensare e provare sentimenti!” Le diceva spesso il meccanico, vedovo da anni, freddo nel mestiere, ma sensibile nei rapporti umani. “E anche se fosse? Tanto non può parlare.” Rassicurava la donna accarezzandogli il viso, e per sicurezza girava la sedia a rotelle contro il muro.
L’amore della Marisa non era gratuito, ma siccome di soldi non ne aveva bisogno ed era sempre stata una donna golosa, faceva pagare i propri servizi con i dolciumi. Lecca-lecca, caramelle dure, gommose, alla frutta, alla crema, cioccolatini, confetti, zollette di zucchero, rotoli di liquirizia, tutto andava bene, e ne portava a casa a manciate, poiché i suoi uomini, a quella richiesta poco costosa, si mostravano estremamente generosi. A prova di ciò, i suoi denti erano ingrigiti e cariati dalle caramelle e dalle sigarette che accendeva una dopo l’altra.
Di sera si riposava, andava a casa della Cesarina o la Cesarina passava da lei a prendere un caffè, ad assaporare qualche sigaro e ridere dei loro clienti. Eh sì, perché la Cesarina, amica per la pelle, aveva la sua stessa passione, e agli anziani che amavano la compagnia dell’una, non dispiaceva nemmeno l’affetto dell’altra.
La domenica mattina si mettevano in ghingheri tutte e due. La Marisa era magra, con i capelli secchi e lunghi tinti di castano, le sopracciglia storte disegnate con una matita dalla punta grossa, le palpebre truccate d’azzurro intenso, le labbra grinzose coperte di rosso acceso. La Cesarina era bionda, rotonda, truccata più finemente e sempre coperta di gioielli, perché a lei invece rincresceva ricevere regali che si logoravano nel tempo. Entrambe vestivano elegantemente, con sottane corte e colorate, adatte a donne di trent’anni più giovani. Ma loro se ne infischiavano, e constatavano con gusto, che il loro look faceva breccia in uomini di tutte le età. Il gelataio, ad esempio, aveva solo quarant’anni, una moglie attraente della sua stessa età, eppure anche lui all’occasione, non aveva detto di no alle avance di una settantacinquenne. Le donne giovani non ci credevano, pensavano si trattasse solo di maligne dicerie, e le due amiche sogghignavano alle loro spalle.
Si facevano vedere a braccetto alla santa messa delle undici, pregavano a voce alta, facevano la comunione e le loro voci spiccavano fra tutte le altre durante i cori. Lanciavano occhiate appassionate ai mariti altrui e ai vecchi in raccoglimento. Le loro confessioni turbavano profondamente il prete del paese, che sudava e si asciugava il volto con il fazzoletto, ma nessuna delle due osò mai portarselo a letto, perché entrambe erano profondamente credenti e avevano i loro principi. Dentro di loro, temevano che la fornicazione con un membro della chiesa portasse sventura e spalancasse definitivamente le porte dell’inferno senza possibilità di redenzione alcuna. Dopo la messa uscivano sempre a braccetto e facevano il giro della piazza, fermandosi a salutare il barista, il macellaio, il barbiere, il gelataio, il farmacista, il gioielliere, il giornalaio, il pizzaiolo, il bancario, il fiorista e rinnovare con un ingordo sorriso la loro disponibilità. Le mogli, le fidanzate, le figlie e le nipoti, stavano a guardare, qualcuna si azzardava ad insultare o lanciare qualche occhiataccia. E così le due donne si organizzavano la settimana, dal lunedì alla domenica. La Marisa si alzava tutte le mattine speranzosa, allungava il collo verso il marito per constatarne l’auspicato decesso, ma invano. “Non sei ancora crepato?” Gli chiedeva lei con costernazione. Ma non riceveva risposta.
Di giorno in giorno, di ora in ora, la Marisa si riempiva le tasche, il petto e la borsetta di dolci, che buttava e smistava sul tavolo davanti al marito, il povero Guido Ferrari, che nella sua vita ne aveva viste di cotte e di crude e nella vecchiaia gli era toccata anche questa. Fino a quel giorno, a quel pomeriggio che prometteva tempesta, il giorno del funerale.
Quando la folla lo vide arrivare sulla sedia a rotelle, con il volto senza espressione e la testa piegata da una parte, guidato dalla Cesarina in lacrime, scese il silenzio e i due sfilarono in mezzo alla gente ammutolita ed imbarazzata fino alla prima fila. Davanti a loro il prete si accingeva a celebrare l’ultima messa della Marisa, morta a settantasette anni a causa delle sigarette. Si dice fosse anche diabetica, ma forse quelle sono solo le malignità del paese.
Al cimitero ci andarono in tanti, e qualcuno, più coraggioso, al posto dei fiori buttò caramelle sulla sua bara.


Commenti

Unknown ha detto…
complimenti per il racconto...molto originale...grazie di averlo postato, così l'abbiamo potuto leggere anche noi blogger!
Simo ha detto…
Giusto così, a titolo informativo...non sono pervertita, il racconto trae spunto da fatti realmente accaduti! :O
Simplyandy ha detto…
il racconto me lo son appena stampato perchè voglio leggermelo con calma e non a video :).

Nel frattempo passa da me, c'è una sorpresina per te :P!
Simplyandy ha detto…
Eccomi qui, scusa per il ritardo però finalmente son riuscito a leggere il tuo racconto. Come scritto nel precedente commento me lo ero stampato per leggermelo con calma, magari prima di andare a letto. Devo dire che è molto bello, come ti ho sempre detto scrivi molto bene e mi piace il tuo stile. La storia a mio avviso è divertente nella sua squallidità, però la racconti con classe. Certo non son un critico letterario, però ti posso dire solo brava continua così. Poi chissà un giorno verrò e ti chiederò di autografarmi un tuo best seler. Spero che avvenga molto presto. un abbraccio e buon fine settimana
Simo ha detto…
Grazie Andrea per avere avuto il tempo di leggere il racconto nonostante gli impegni, e per avere lasciato questo bel commento!