Per sempre al suo fianco

Se solo pochi anni fa aveste chiesto alla nonna di raccontarvi come Lilla entrò nella famiglia, di certo lei vi avrebbe raccontato tutta la storia. Vi avrebbe detto di averla trovata incastrata dentro al tombino dove era andata a ripararsi dal temporale e dalle botte dei suoi padroni che abitavano proprio nella ex-canonica di fronte alla fattoria. L’aveva portata a casa in braccio e decise di tenerla nonostante non fosse un cane da caccia, come avrebbe preferito il nonno.
Lilla era una meticcia bianca con macchie nere e qualche striatura marrone e zampe corte e storte.




Non puntava né lepri né fagiani, ma era di certo un cane speciale, e il perché ve lo racconto io adesso.
Quando la nonna cadde per la prima volta senza riuscire ad alzarsi, Lilla non ci pensò un solo secondo, e decise di rinunciare alla sua vita di cane da cortile, per diventare una vera e propria assistente della sua padrona. La seguì dappertutto, in cucina, in sala, giù per le scale e persino in bagno. Era sempre lì, al suo fianco. D’estate e d’inverno. Voleva esserci nel momento del bisogno. A qualunque costo. E quando la nonna cadeva, abbaiava e abbaiava fino a quando il nonno non si precipitava in casa a tirarla su. In poco tempo si iniziò a parlare di una nuova malattia, e anche se la parola Alzheimer Lilla non la capiva, percepiva il motivo di quella strana nuova sedia con due ruote, e sapeva a modo suo cosa significava imboccare la nonna, portarla a peso morto in bagno e nella vasca. L’ha seguita ogni attimo per tre lunghi anni, lasciandola a malincuore solo per quei pochi minuti al giorno che le servivano per espletare i suoi bisogni nel cortile.
La sua postazione di guardia era l’angolino in cucina tra il muro e la stufa dove la sua padrona si riscaldava.



In ogni foto dove c’era la nonna ha fatto capolino anche il suo musetto curioso.




Ironia della sorte, un mese fa a tradimento, anche le zampe di Lilla non hanno più risposto ai messaggi del cervello. Come la nonna, ha smesso di camminare, rotolando per terra senza riuscire più ad alzarsi. E’ rimasta con lei accanto alla stufa fino all’ultimo momento, ignorando il dolore e trascinandosi come un cucciolo di foca per seguirla come aveva sempre fatto.
Ora riposa nel vigneto davanti a casa e mi sembrava il minimo raccontare la sua storia, la storia della piccola grande Lilla che ha fatto molto di più per la nonna di quello che di certo ho fatto io.


Proprio un peccato che la nonna non se la ricordi.

Commenti

fabio r. ha detto…
ennesima- se serviva - conferma del fatto che preferisco 1000 volte amare i miei animali piuttosto che i bipedi.
Non sai quanto ti capisco!
un abbraccio a te ed un pensiero a lui!
Anonimo ha detto…
Sto piangendo, per Lilla e per tua nonna. Oggi è INA brutta giornata per me, sarà per questo.

---Alex
Federica ha detto…
che piangere...

è proprio vero che i cani sanno amare in maniera incondizionata...
KatPrati ha detto…
You tell stories very well-- even sad ones.
Simo ha detto…
Fabio: è anche per quello che vorrei smettere di mangiarli (non mi riferisco ai cani ovviamente:)...

Alex: no dai, non volevo farti piangere!Lo so, è un periodaccio per te...spero ti torni presto il sorriso!

Fede:eh sì, è proprio così...

Thank you Katrina!
rugbymau ha detto…
Noi esseri umani potremmo davvero essere migliori se imparassimo dagli animali...ma purtroppo non impariamo mai, solo pochi di noi capiscono...