Un giorno con le ali

Una delle tante belle cose della vita, per me, è uscire dal cinema soddisfatta. Con quella sensazione di essere ancora dentro al film, anche se sei già nel parcheggio, con le immagini che ti scorrono davanti agli occhi e ripensi ai protagonisti mentri mangi con gli amici un trancio di pizza. Che belli quei film che ti lasciano il segno, che ci pensi anche il giorno dopo, che ti fanno riflettere, e che in futuro, quando ti imbatti in un certo problema da risolvere ti torna in mente la frase di quel certo personaggio, o la decisione presa da quell'altro e ritrovi la carica. In fondo il cinema secondo me, dovrebbe essere fatto per questo. Non solo pura estetica ed intrattenimento, ma estetica per un fine, per pensare, per avere dei modelli su cui basarsi, anche se fittizi. Be, insomma, tutto questo per dire che ieri è stata una giornata del tutto straordinaria, visto che non ho visto un bel film, ma addirittura ben 2 bei film, uno dopo l'altro!
Nel pomeriggio ho visto "Tra le nuvole" con George Clooney, diretto da Jason Reitman, il regista di "Juno", e alla sera "Ricky" di Francois Ozon.
"Tra le nuvole" parla di un uomo di mezza età in carriera che per lavoro deve viaggiare per gli Stati Uniti quasi tutti i giorni dell'anno e licenziare le persone nelle più disparate aziende. Vive sugli aerei e dorme in lussuosi hotels, ovviamente è single e senza figli e si tiene il più lontano possibile anche dai parenti più stretti. Tiene seminari motivazionali sul'autoaffermazione e sulla totale indipendenza da qualsiasi tipo di legame. Gli incontri con una donna affermata e in carriera come lui e con la nuova tirocinante ventitreenne ingenua ed inesperta gli faranno vedere la vita da una prospettiva diversa...attraverso dialoghi profondi ed intensi e svolte sorprendenti e non banali, Reitman riesce a far sognare e a far riflettere sulle dinamiche delle relazioni affettive, del lavoro e della vita, con la stessa qualità e delicatezza che abbiamo già trovato in "Juno".



"Ricky", già molto discusso per il tema strambo del "bambino con le ali", è senz'altro un film particolare e molto ambiguo. Credo che ci siano molte chiavi di lettura e di fatto ognuno può interpretarlo come vuole. La protagonista è una donna che vive a Parigi con la bambina di otto anni e per mantenersi lavora in una fabbrica come operaia. Qui incontra un operaio spagnolo e in pochissimo tempo rimane incinta e lui si trasferisce a casa di lei. Il bambino, (Ricky) nasce bello e sano, ma piange in continuazione e dopo poco tempo iniziano a comparire strane macchie sulla sua schiena. La donna caccia di casa il compagno incolpandolo di picchiare il figlio, ma con il passare delle settimane dalle macchie spuntano delle ali (fatte estremamente bene in modo credibile, fanno quasi impressione!) e Ricky inizia a svolazzare ovunque. La scoperta di questo incredibile fenomeno da parte dei media aprirà la discussione sulla scelta di integrare il bambino nella società amputandogli le ali, farne oggetto di studio scientifico, oppure ridargli la libertà. Fatto in maniera del tutto realistica, questo film è una metafora, una favola a volte tenera, ma spesso grottesca che affronta diverse tematiche quali la diversità, le reazioni ad una perdita oppure alla paura di affrontare un passo indesiderato che cambierà la vita. Comunque lo si voglia interpretare, "Ricky" rimane uno di quei film che fanno discutere, che lasciano un po' storditi e confusi, di certo non immediato, complesso...a dir la verità non l'ho ancora capito, ma mi piace così!


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