C'è un libro che avevo comprato alcuni anni fa che tenevo sempre per ultimo. Avevo il sospetto che sarebbe stato uno di quelli che ti restano per sempre nel cuore, di quelli che rileggi una seconda volta subito dopo che l'hai finito, e che continui a sfogliare e risfogliare per una settimana intera e che ti dispiace esserci arrivato in fondo. Uno di quelli che ti capitano così raramente tra le mani. E' per quello che rimandavo sempre il momento di tirarlo fuori, per non "consumare" in fretta l'evento. E forse non è un caso, che il mio preferito prima di questo fosse "Lettere contro la guerra", dello stesso autore, Tiziano Terzani. Mi sono decisa a leggere "La fine è il mio inizio" pochi giorni fa, esclusivamente perchè dovevo andare a vedere al cinema il film che ne è stato tratto. Ero dunque "obbligata" a farlo, prima di trovarmi davanti al grande schermo, perchè sapevo che la trasposizione in immagini non sarebbe stata la stessa cosa e forse, avrebbe "rovinato" la lettura. E' stato il sospetto più azzeccato che io abbia mai avuto.
"La fine è il mio inizio" non è solo un libro, è un testamento, una raccolta dei ricordi di una vita assolutamente straordinaria, quella di Tiziano Terzani, scomparso nel 2004, sotto forma di intervista fatta dal figlio Folco. Terzani, malato di cancro, decide dopo avere vissuto in giro per il mondo, ed in particolare in Asia, di ritornare a morire nel suo paesino d'origine in Toscana, circondato dalla natura e con l'unica compagnia dei suoi famigliari. Propone al figlio di sedersi un'ora al giorno nel giardino e di parlare insieme della sua vita e dei temi che lo interessano: la storia, la pace, la guerra, l'amore, l'universo, la natura, la spiritualità e tutto ciò che gli viene in mente. L'opera che ne verrà fuori, spera Terzani, potrà servire ai suoi figli e ai suoi nipotini, ma anche a tutti i giovani d'oggi, per dare loro il coraggio di vivere una vita piena, una vita in cui si riconoscano.
Per me è uno dei più bei regali che io abbia mai ricevuto.
Il film al contrario, come temevo, nonostante ottimi attori e immagini e musiche suggestive, è una triste rappresentazione del libro (tra l'altro anche riassunto in maniera un po' confusa) e non della vita di Terzani. Lo mostra soltanto nella sua fase terminale, un uomo vecchio e malato, ironia della sorte, proprio quella fase che lui non voleva fare vedere al pubblico, nemmeno agli amici. Mi ha intristito, l'ho trovata proprio un'occasione persa, perchè, per chi non lo conosce, invece di suscitare interesse per la sua opera, annoia. Ho l'impressione, che Terzani non avrebbe voluto vedersi così e mi stupisce che alla sceneggiatura abbia lavorato proprio il figlio. Ma chi sono io per giudicare...l'unica cosa che posso dire è che il film si può perdere. Il libro no.

Commenti
Sul film non mi pronuncio, non l'ho visto e non penso di vederlo.
Bye