Che triste...ho appena letto su La Repubblica questo articolo.
Parla dell'ultimo bando del ministero dei beni culturali per assegnare quattrocento posti di lavoro come vigilantes presso i musei italiani. 159 mila domande per 400 posti. Il novanta per cento di questi è stato vinto da laureati o dottorati in archeologia, arte e affini, scavalcando dunque i poveri diplomati che, ovviamente, si sono trovati con meno requisiti, ma anche con più difficoltà nel superare una durissima selezione che comprendeva:
- quiz con 100 domande in campo culturale
- scritto con 12 domande su diversi temi, tra cui anche diritto
- prova orale su temi di archeologia, inglese, informatica...
Tutto questo per un posto come assistente di sala che, con tutto il rispetto, difficilmente si troverà a dovere fare da guida ad un gruppo di persone né in italiano, né in inglese, e né tantomeno avrà bisogno di chissà quali doti informatiche... (vorrei sapere, tra l'altro, quale tipo di esame hanno dovuto superare all'epoca tutte quelle migliaia di vigilantes oggi ultra cinquantenni, che svolgono questa attibità probabilmente da decenni......)
Allo stesso tempo, è chiaro che per un dottore in archeologia, un lavoro del genere non è di massima aspirazione, ma soltanto un "tappabuchi" più o meno coerente con il lungo percorso perseguito, nella speranza di trovare al più presto una posizione migliore.... insomma, in poche parole, alla fine rimangono tutti insoddisfatti, senza contare gli altri tremila posti vacanti che si pensa di riempire sfruttando i giovani del servizio civile, che farebbero lo stesso identico lavoro dei dottorati ma si accontentano di 400 euro al mese.....
Io dico che qui qualcosa non va.
Commenti
e' successo proprio a me: ho cominciato a fare qualcosa di semplice e appena c'e' stata l'occasione mi e' stato offerto un posto adeguato ai miei studi.e' nel pieno interesse dell'azienda, sfruttare al massimo il potenziale dei suoi impiegati.