E' stato bellissimo.

Vi ricordate che poco tempo fa ho letto "La fine è il mio inizio" e sono andata a vedere il film nelle proiezioni per la stampa?
Ieri sera c'è stata la premiere del film qui a Monaco e ho avuto la bellissima opportunità di parlare con Folco Terzani. Guardando il film mi erano venute in mente tantissime cose, anche dei dubbi, ma non mi sarei mai immaginata di potere chiederle proprio a Folco soltanto poche settimane dopo!
E' stata una vera emozione, e già soltanto nel modo forte con cui mi ha stretto la mano, mi ha trasmesso una grandissima sincerità e schiettezza.
Per non dover riscrivere tutto in terza persona, vi incollo una parte dell'intervista:

Come ti è capitata l’occasione di questo film? 
Il libro “La fine è il mio inizio” era uscito in Italia ed era andato molto bene. Poi è uscito in Germania dove è andato abbastanza bene, ma era comunque tutto un altro Paese per cui non ci aspettavamo niente. Un giorno ricevo una brevissima e-mail da un produttore tedesco che mi dice: “Ho appena letto il libro, mi è piaciuto moltissimo e voglio farne un film. Mi piacerebbe farlo come un dialogo.” C’erano già state precedentemente in Italia delle idee di fare un film, però mi chiedevo sempre: “Ma come si fa a fare un film del genere? Non abbiamo le possibilità di fare un filmone, chiamare Steven Spielberg e girare per tutta l’Asia - un’Asia, tra l’altro, che non esiste più- Per cui l’idea di fare un dialogo mi pareva perfetta. Un’idea coraggiosissima, perché non esistono film così, con tutte queste lunghissime parti parlate. Ho incontrato il produttore e ci siamo subito trovati d’accordo sul fatto che per realizzare un’impresa così difficile ci volevano dei grandi attori e da lì è partita l’idea di Bruno Ganz ed Elio Germano.

Che effetto ti ha fatto vedere te stesso interpretato da qualcun altro?
In realtà non mi sono mai posto il problema perché con Elio mi sono trovato subito benissimo a livello personale, è scattata un’amicizia. Lui è completamente diverso da me, però quando l’ho visto recitare, ho notato che lui riusciva a mostrare quello che io provavo quando ascoltavo mio padre. Io allora ero molto più invisibile, più grigio, mentre Elio porta sullo schermo un personaggio molto più netto e forte. Per me Elio Germano è favoloso, ascolta la storia del padre con un’intensità che sembra quasi sia lui a raccontarla. Insomma, interpreta me meglio di me, avrei voluto essere come lui (ride).

Nel libro il rapporto tra padre è figlio è molto sereno, mentre nel film è decisamente più conflittuale: è una scelta voluta?

È vero, nel libro il rapporto è molto armonioso: c’è un figlio che vuole imparare gli insegnamenti del padre che sta per morire, sicché è molto tranquillo, cerca di recepire, di “scaricare” i file del padre e di registrarli prima che scompaiano per sempre. Nel film c’è più conflitto, ed è interessante perché in fondo, tra padre e figlio un po’ di conflitto c’è sempre. Io quando parlavo con lui l’avevo un po’ represso: erano gli ultimi mesi della sua vita e mi sembrava inutile tirare fuori motivi di discussione. Nel film con Elio Germano, abbiamo voluto fare emergere anche questa leggera sfida tra padre e figlio, tra un padre che si chiede davvero se suo figlio sarà all’altezza di andare avanti senza di lui e un figlio che si chiede se il padre davvero è pronto a morire con la serenità che ostenta.

Credi che per un giovane di oggi è possibile trovare lo spazio per fare una vita straordinaria come ha fatto tuo padre?
Soltanto fuori dal sistema. Dentro al sistema questa possibilità non c’è. Per questo mi è piaciuto molto stare insieme agli asceti dell’Himalaya, perché loro sono completamente liberi, li stimo. Mio padre più che un giornalista era un esploratore, non era un lavoro vero e proprio, se lo è inventato lui, e questo lo si può fare anche oggi, ma devi organizzarti, devi organizzare la tua famiglia. Lui era un uomo " vecchio stile" e se decideva di andare in Cina noi dovevamo seguirlo e basta. Però è stata una bellissima esperienza anche se all’inizio non volevamo. Secondo me queste vite fuori dalle righe si possono ancora fare, vedo persone che lo fanno, ma non tramite professioni create della società. Ci sono persone che escono dal sistema e hanno vite bellissime, però noi non le consideriamo perché sembrano dei matti, degli straccioni, sono invisibili. A me queste vite interessano sempre di più. In giro per l’Asia trovi degli occidentali che fanno cose incredibili, lavorano negli ospizi di Madre Teresa da trent’anni. Ho incontrato un pittore tedesco che vive tra le rocce in India…vite particolari, insomma…

Da un lato abbiamo i messaggi di non consumismo, di ricerca della spiritualità e di una vita fuori dagli schemi che Tiziano Terzani voleva trasmettere alle nuove generazioni, dall’altro l’esigenza di mezzi che catturino il pubblico: libri, film, nascita di nuove associazioni, eventi a tema, rischiando dunque di commercializzare la sua immagine. Cosa ne pensi? È inevitabile questa contraddizione? 
Io, dopo questo libro di foto che sto curando, ("Un mondo che non esiste più") ho finito di lavorare sui progetti di mio padre. In fondo Tiziano Terzani non è importante, quello che aveva da dire era importante. Ma quello che aveva da dire non l’aveva inventato lui, era un messaggio eterno che lui ha riportato in occidente in maniera più moderna. Aveva portato le antiche saggezze dell’Himalaya condendole con il suo bel scetticismo, però le cose importanti si possono trovare anche in altri libri, in altre persone, ognuno le ha dentro di noi, sono “antiche come le montagne” per cui fino a quando lui riuscirà a parlare attraverso libri, attraverso Bruno Ganz, ben venga, se un giorno questo linguaggio non funzionerà più si passerà ad altre cose.

Secondo te, cosa penserebbe oggi Tiziano Terzani nel sapere che qualcuno ha girato un film su di lui?  
Effettivamente sarebbe buffo, una cosa molto strana. Credo che si divertirebbe, si farebbe una bella risata.





Che gioia poi, quando alla fine dell'intervista, ho aperto il libro che gli avevo chiesto gentilmente di autografare:
dentro c'era scritto: "A Simona, buon viaggio fuori e dentro." 

Penso ancora che il libro sia molto meglio del film, ma è stata comunque un'esperienza indimenticabile.

Commenti

Federica ha detto…
in questi giorni ti ho pensato spesso e ti pensavo circondata dai ciucaloni dell'oktober fest... ed invece stavi a fare un'intervista!

che bello! sono contenta per te!
Simo ha detto…
Ahahaha! Quest'anno ci sono stata ben 2 volte, e devo ammettere che rispetto all'anno scorso, non ho visto solo il lato negativo (zombie vaganti, vomito, risse ecc.) ma anche l'aspetto divertente, soprattutto se ci vai in buona compagnia e per non più di due ore...della serie il gioco è bello finchè è corto!
Un'altra cosa molto interessante, è che l'anno scorso tutto mi sembrava ancora nuovo, mentre questa volta mi sembrava di girare nel "cortile di casa"...i turisti sembravano gli invasori!:)
O comunque se una volta vieni a Monaco fammi assolutamente sapere!
fabio r. ha detto…
che bello! io ho conosciuto la vedova di terzani qui per la presentazione del libro, anni fà, ed è una splendida persona!
bella intervista, gratuliere!