Come ai vecchi tempi.

Il gioco della tenda era il nostro gioco. Lui correva ad infilarsi sotto la tenda della portafinestra di camera mia e gli usciva il culetto e la lunga coda nera, ma, ovviamente, credeva di non essere visto, tutto bello nascosto là dietro. Chiaro, lui con la testolina dietro la stoffa non vedeva me, quindi io di certo non potevo vedere lui, logico, no? Insomma, facevo finta di non vederlo, e di cercarlo, e poi, con le dita, andavo a tastare la tenda, a forma di sacco di patate morbidoso, e lì, a pochi secondi dall'essere stanato, passava all'attacco: pa-ta-ta-ta-ta! Con un lancio da spadaccino, mi sferrava una sfilza di bacchettate attenuate dalla stoffa, piccolo fantasma festaiolo dalle unghie retrattili. A quel punto il round era finito, schizzava fuori dal nascondiglio, faceva un giro per la casa e ritornava, veloce come un proiettile, ad infilarsi là sotto per il secondo round. La tiritera andava avanti anche per pomeriggi interi, visto che io all'epoca mi ritrovavo ad essere una delle seguenti due cose: o studentessa, o disoccupata. Di tempo per i giochi ce n'era in abbondanza. Alla sera poi, c'era il gioco della buonanotte, altrimenti detto: "Vieni a prendermi sotto il letto se ci riesci". Funzionava molto semplicemente: Minou si rintanava sotto il letto, io mi ci sdraiavo sopra e sbirciavo a testa in giù se lo vedevo. Lui non si muoveva, aspettava che io smettessi di sbirciare e poi: paf-paf-paf!! Veniva a schiaffare zampate contro la  spalliera, esattamente nel punto dove poco prima avevo fatto capolino. Quando guardavo di nuovo, ecco che lui era accovacciato da tutt'altra parte e mi aspettava di là per darmele di santa ragione.
Erano tempi bellissimi. Poi sono andata via, prima in America, poi in Germania, e lui niente, mai che dicesse miao o esprimesse la sua contrarietà. Solo, ogni volta che tornavo dopo mesi di assenza, mi guardava dall'alto del tavolo e allungava il collo con quella leggera espressione di sorpreso stupore: "Ah, ma sei proprio tu?".
La grossa crisi ci fu a febbraio del 2010, quando portai a casa Axel dal canile. È che Minou mi ha vista proprio bene, mi ha colta in flagrante mentre aprivo la porta e chiamavo dentro l'altro, il mostro straniero, che l'ha inseguito per tutta la casa facendogli venire uno spavento così. Axel aveva nove mesi, era un cucciolo e voleva giocare, che Minou volesse o no. Non avevo più la possibilità di avvicinarmi a lui, stava sempre rintanato nei luoghi inaccessibili al cane, o si faceva sballottolare di qua e di là da Axel con sopportata pazienza. Per più di un anno e mezzo, quando tornavo dalla Germania, nei suoi occhi gialli e pungenti trovavo un altezzoso distacco, che sottintendeva "Lo so che sei stata tu a rovinare tutto!" e si rigirava dall'altra parte, con il vezzo costruito di un caro amico, o peggio, di un fratello offeso.
Ho sinceramente pensato di averlo perso, per sempre. Cosa si può mai pretendere da un piccolo gatto?
Venerdì notte, sono tornata a casa per un breve weekend. Erano ben quattro mesi che per una cosa o per l'altra non ero ancora riuscita a tornare in Italia. Axel , ovviamente, è stato il primo a saltarmi addosso, girare in tondo, rasparmi le zampone sui jeans, sberleccarmi dappertutto. Minou si era andato a nascondere, di lui nessuna traccia. Fino a quando sono andata a letto. Come una saetta, è venuto in camera sfuggendo alle grinfie di Axel e, con mia enorme sorpresa, si è precipitato sotto la tenda. Non potevo credere ai miei occhi. Era proprio là, col culo e la coda di fuori ad aspettare che io venissi a muovere la stoffa. Non l'ho lasciato attendere e infatti, pochi secondi dopo....pa-ta-ta-ta-ta-ta-ta! Una mitragliata di sberle mi ha graffiato la mano e il braccio. Ma che graffi di gioia! Che felicitá!! Non contento, è passato poco dopo sotto il letto, e nonostante Axel ci avesse raggiunti, Minou, là sotto al sicuro, veniva solo nel punto dove c'ero io a grattare la sponda del letto, e battere con le manine nere come un percussionista di professione. Non c'erano dubbi, voleva giocare con me, soltanto con me, voleva giocare ai nostri giochi dei tempi bellissimi in cui c'eravamo solo io e lui, e andavo in giro con le braccia piene di graffi che tutti mi chiedevano subito: "Ma te c'hai un gatto, vero?".
Sì, erano i graffi dell'amicizia ritrovata, e del perdono.




Commenti

Anonimo ha detto…
Ma che bello!!!!!

---Alex
Federica ha detto…
che belle foto e che bel racconto di Amicizia vera che ci hai raccontato!
Simo ha detto…
In effetti a rileggerlo, mi commuovo da sola... :D Che fortuna avere un gatto!! Credo che ogni essere umano dovrebbe passare un po' di tempo nella vita con un animale domestico...si imparano tante cose.
mara ha detto…
Vedo che qui c'è gente che si appropria degli animali altrui........QUEL BEL GATTO NERO è MIOOOOOOOOOOOOOO e lui mi ha detto che con te non si è mai sognato di giocare!!!!!
Simo ha detto…
:D Tutta invidia la tua......