Mi piace parlare di film. Potrei parlare per ore di questo o quell'altro film. In una grande città come Monaco, ho avuto la fortuna di circondarmi di persone con le mie stesse passioni. Quello che però prima mi affascinava enormemente e a cui davo importanza, come ad esempio la cosiddetta "critica cinematografica", ora mi fa nascere una domanda filosofico-esistenziale: non è che per caso, sia tutta aria fritta?
Mi riferisco a quella cerchia di conoscitori ed esperti che ti guardano con gli occhi stralunati quando ammetti sinceramente che:
Non hai capito come finisce "Deconstructing Harry" di Woody Allen.
Non riesci a capacitarti di un film come Kill Bill.
Sean Penn è un tantino noioso (leggi: di una noia mortale).
Ops, non l'hai fatto apposta, ma ti sei addormentato guardando Avatar.
Tutte queste persone sono quelle che quando chiedi "Ma qual è il senso di questo film?" si surriscaldano e ti fanno la paternale dicendo con aria di sufficienza che "Un film NON deve avere un senso! I film, le canzoni, i libri, i quadri non devono avere un messaggio!". Meno di dieci minuti dopo sono già lì pronti a farti l'apologesi del senso e del messaggio della loro opera preferita.
Ma allora deve avere un senso oppure no? Il messaggio c'è solo nel film/libro/quadro/canzone che decidete voi?
E chi decide cosa è meritevole e cosa no? Sono confusa.
Il mese scorso sono andata ad un seminario di drammaturgia che seguiva gli insegnamenti del cinema americano. Ieri sera, invece, sono stata ad una conferenza di un regista alternativo che criticava il metodo statunitense. Il pubblico, ovviamente d'essai, ridacchiava, si prendeva gioco dei filmoni di Hollywood, credeva, insieme al regista, di avere in mano la verità.
È quello che mi disturba: il fatto che molti di noi, specialmente i cosiddetti "acculturati", quando esprimiamo un parere, crediamo che il nostro sia quello giusto, il migliore, e attribuiamo, forse inavvertitamente, all'interlocutore che la pensa diversamente un giudizio sicuramente inferiore a quello che attribuiamo a noi stessi.
Insomma, questa "critica" è davvero così importante come si autodefinisce? Si può considerare un vero e proprio mestiere oppure è un passatempo, a volte retribuito, di intellettualoidi spesso snob, che si rifugiano in un mondo irreale?
Forse alla fine di tutto, è solo una questione di gusto: o qualcosa ti piace, o non ti piace.
Mi riferisco a quella cerchia di conoscitori ed esperti che ti guardano con gli occhi stralunati quando ammetti sinceramente che:
Non hai capito come finisce "Deconstructing Harry" di Woody Allen.
Non riesci a capacitarti di un film come Kill Bill.
Sean Penn è un tantino noioso (leggi: di una noia mortale).
Ops, non l'hai fatto apposta, ma ti sei addormentato guardando Avatar.
Tutte queste persone sono quelle che quando chiedi "Ma qual è il senso di questo film?" si surriscaldano e ti fanno la paternale dicendo con aria di sufficienza che "Un film NON deve avere un senso! I film, le canzoni, i libri, i quadri non devono avere un messaggio!". Meno di dieci minuti dopo sono già lì pronti a farti l'apologesi del senso e del messaggio della loro opera preferita.
Ma allora deve avere un senso oppure no? Il messaggio c'è solo nel film/libro/quadro/canzone che decidete voi?
E chi decide cosa è meritevole e cosa no? Sono confusa.
Il mese scorso sono andata ad un seminario di drammaturgia che seguiva gli insegnamenti del cinema americano. Ieri sera, invece, sono stata ad una conferenza di un regista alternativo che criticava il metodo statunitense. Il pubblico, ovviamente d'essai, ridacchiava, si prendeva gioco dei filmoni di Hollywood, credeva, insieme al regista, di avere in mano la verità.
È quello che mi disturba: il fatto che molti di noi, specialmente i cosiddetti "acculturati", quando esprimiamo un parere, crediamo che il nostro sia quello giusto, il migliore, e attribuiamo, forse inavvertitamente, all'interlocutore che la pensa diversamente un giudizio sicuramente inferiore a quello che attribuiamo a noi stessi.
Insomma, questa "critica" è davvero così importante come si autodefinisce? Si può considerare un vero e proprio mestiere oppure è un passatempo, a volte retribuito, di intellettualoidi spesso snob, che si rifugiano in un mondo irreale?
Forse alla fine di tutto, è solo una questione di gusto: o qualcosa ti piace, o non ti piace.

Commenti
ultimamente mi sto facendo una serie di film al cineforum.... ma su 5 me ne son piaciuti solo due! gli altri saranno pure film d'autore ecc ecc ma a me hanno stufato tantissimo!
Ecco, cosa vuole poi dire "film d'autore" vorrei proprio saperlo: se un film è di una palla mostruosa, che sembra girato con la macchinetta digitale da cento euro, con attori che recitano da culo, silenzi interminabili, caratteri non spiegati, finale in sospeso, allora, scusatemi, ma non è un film d'autore, è solo un film fatto alla carlona.
Solo che tutto ciò, detto ad alta voce, ti fa passare per la più ignorantona su questa terra...forse era meglio non circondarmi di "esperti"... :)