La ragazza svampita era così svampita che le sfuggiva continuamente la cognizione del tempo e arrivava in ritardo dappertutto. Non era un ritardo imperdonabile, si trattava solitamente di dodici minuti, ma con quei due minutini di troppo sufficienti a fare incazzare tutti.
Quella mattina uscì di corsa senza nemmeno fermarsi in bagno a darsi una pettinata. Aveva mille faccende da sbrigare, sapeva che doveva correre di qua e di là per la città anche se non si ricordava bene per che cosa, le sarebbe venuto in mente strada facendo.
Per strada i passanti la guardavano meravigliati, come spesso non accadeva. Anzi, pensò la ragazza svampita, non succede quasi mai. In genere si sentiva invisibile e passava giornate in mezzo alla folla indaffarata con la sensazione che nessuno s'accorgesse di lei, neanche un cane annoiato.
Eppure, osservando più cautamente, continuò a constatare occhiate che s'appoggiavano leggere sul suo viso e pupille che si dilatavano nell’osservarla troppo a lungo per non destare alcun sospetto. Che oggi sia più carina del solito? Eppure, stamattina andavo di fretta, non mi sono neanche truccata, ho legato i capelli in una coda mentre scendevo le scale. Che sia più appariscente in versione acqua e sapone? Pur non conoscendo il motivo di tanta attenzione, la ragazza svampita si sentì per una volta qualcuno, si sentì addirittura attraente. Il suo passo divenne più deciso, l’andatura più sinuosa, gli angoli della bocca presero un'impercettibile curva verso l’alto, gli occhi le vibravano di luce.
Verso sera tornò a casa, e ritrovandosi da sola, provò il desiderio di trovare un po' d'intimità e ammirarsi allo specchio. Si sciolse i capelli e andò in bagno.
Una pustola.
Una pustola lucida, carminia e rigonfia le era sbocciata irriverente al centro della fronte, tra le sopracciglia. E lì, riflessa nello specchio, riconobbe, fulminea, la stessa espressione di sorpreso stupore che aveva trovato poco prima sui volti dei passanti.

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