Alla sera arrivo a casa così distrutta che non ho la forza di scrivere sul blog. E le emozioni sono così tante e così diverse di giorno in giorno, anzi, di momento in momento, che è faticoso rielaborarle e trasformarle in parole.
La prima settimana ho visto soltanto la stazione, gli schifosissimi tram 14 e 5 che portano al Pigneto, quartiere dove abito, e la scuola. Abituata all'ordine, alla pulizia e al candore di Monaco, sono rimasta sconcertata da Roma: sospettavo che fosse selvaggia, ma mai che fosse così sporca, disorganizzata, con mezzi pubblici vecchi e puzzolenti da paese sottosviluppato e con un grande disagio sociale rappresentato da tanti senzatetto per le strade, da venditori abusivi, ma soprattutto, da una forte immigrazione allo sbaraglio e non integrata.
Ho scoperto qui che non conoscevo l'Italia. Non l'ho mai conosciuta. Al massimo conoscevo (e poi neanche tanto bene) la mia realtà di provincia emiliana, una realtà già molto diversa da questa.
La prima settimana è stata dura, mi pareva impossibile potermi ambientare, il corso a scuola durissimo, i compagni si comportavano in modo diverso da come sono abituata in Germania: parlavano tutti insieme contemporaneamente, a voce altissima, si soffermavano per ore a discutere di dettagli insignificanti, facevano di continuo battute infantili, si permettevano di dirti in faccia quello che (secondo loro) dovevi o non dovevi fare, una cosa insopportabile.
Poi lo scorso weekend sono andata per la prima volta in centro a vedere i monumenti e a fare shopping, ho rivisto un mio vecchio amico che mi ha detto: "Una grande città DEVE essere sporca. Se non è sporca è falsa". Non ho ancora deciso se condividere o no questa massima, ma è comunque un'ipotesi che mi ha fatto riflettere.
Nel giro di una domenica, sono rinata: Roma per fortuna è anche molto altro, è storia, moda, bella gente, cultura, eleganza, bellezza, cordialità, internazionalità.
La seconda settimana è andata decisamente meglio: mi sono improvvisamente abituata a tutto, all'immondizia per terra e ai compagni caciaroni ma simpaticissimi e molto sensibili, e soprattutto, ho iniziato a fare lezione con studenti veri, tutti immigrati presi un po' qua e un po' là, spesso da centri sociali e per minori.
Mi si è aperto un mondo.
Mi si è aperto un mondo.
Gli stessi immigrati che trovavo tutti pigiati come sardine sul tram e che a dirla tutta mi facevano torcere il naso e chiudere meglio la borsetta per essere più sicura, li ho ritrovati seduti dietro ai banchi in classe, e mentre io cercavo di trasmettere loro qualche conoscenza della mia madrelingua, loro mi hanno regalato qualche momento delle loro vite scapestrate, amicizia e affetto.
Mi sembra impossibile pensare che siano passati solo cinque giorni da quando ho iniziato ad insegnare qui. Mi sembra tantissimo tempo. La settimana prossima mi assegneranno una classe diversa e già mi si stringe il cuore all'idea di non vedere più Andrei, Nikola, Svetlana, Galina, Tareq, Sergej, Mahdi, Ahmad, Benhur, Dramani, Bakari.
A Monaco mi aspetterà una clientela completamente diversa, tutti tedeschi benestanti che vogliono imparare l'italiano per le vacanze, o perché hanno comprato una casa in Sardegna, o perché sono appassionati di opera, o solo così per sfizio, perché l'italiano è la lingua più bella del mondo.
Tutta un'altra storia, altrettanto bella, ma tutta un'altra storia.
Non so se un'esperienza del genere mi ricapiterà. Queste giornate romane sono impagabili.




Commenti
Forse proprio questo lo rende così affascinante ed anche poetico.
Però io preferirei un po' meno di poesia ed un po' più di coerenza e civiltà...
---Alex