Cari amici, scusate ancora le lunghe assenze, ma la mia vita ha preso un ritmo abbastanza (troppo?) frenetico ultimamente. Raccolgo le ultime forze della giornata, però, per scrivere un post su come e se trasferirsi a Monaco. Nelle ultime settimane mi hanno contattata diverse persone (Michele ed Erika che non conoscevo, e due amiche di Roma e Reggio Calabria) per chiedermi informazioni su come ricominciare una vita qui. Anche le mie amiche italiane che ho incontrato qui a Monaco mi parlano di situazioni impossibili raggiunte nelle rispettive città di provenienza, Trieste e Genova. Addirittura chi vorrebbe tornare in patria a malincuore non lo fa perché sa che se ne pentirebbe poco dopo. La cosa mi allarma parecchio. Soprattutto perché trasferirsi a Monaco di Baviera senza avere un lavoro non è un passo che consiglio a cuor leggero.
Partiamo dalle cose positive di Monaco, città in cui vivo da quattro anni e che amo profondamente. E' pulita, ordinata, ha una rete di mezzi di trasporto che noi in Italia (e anche in molte altre città tedesche) ce la sogniamo, è straordinariamente bella con i suoi quartieri antichi e pittoreschi restaurati in modo ineccepibile. E' sicura anche di notte e anche nei fine settimana. Ha un milione e trecentomila persone ma sembra un paesotto. Un enorme paese dei balocchi punteggiato di spazi verdi smeraldi e parchi per bambini. La vita culturale è eccellente, musei, cinema e teatri sono ovunque e alla portata di tutte le tasche. E' una città che, quando ti sei sistemato, difficilmente abbandoni senza rimpianto.
Già, quando ti sei sistemato...
E qui arriviamo agli aspetti meno positivi.
In primis: proprio per il fascino che attira stranieri e tedeschi, c'è una competizione sfrenata per ottenere un appartamento a Monaco. Certo, se ci si accontenta di una stanzetta a casa di qualcun'altro ce la si può fare in poche settimane, ma se si cerca l'Appartamento con la A maiuscola, mettetevi in fila. La lista è lunga. Lunghissima. E la concorrenza è spietata. Noi, che abitavamo per fortuna in un altro appartamento, c'abbiamo messo nove mesi per trovare quello in cui siamo adesso, cercando tutti i giorni e trascorrendo le serate dopo il lavoro e tutti i weekend da una parte all'altra della città a vedere questo o quest'altro appartamento. In ognuno abbiamo trovato in media un centinaio di persone, spesso in atteggiamenti che sdolcinati è dire poco pur di accaparrarsi la simpatia dell'agente immobiliare o del proprietario di casa. Anche qui conoscenze e raccomandazioni sono all'ordine del giorno. Quasi tutti hanno la provvigione pari a due mensilità e mezzo per cui circa 2500 euro da sborsare subito più altrettante di cauzione.
I prezzi: un monolocale tra i 20 metri quadrati e i 35 costa sui 600 euro al mese. Entro i 50 forse ve la cavate a 750-850 con un po' di fortuna. Un appartamento con cucina, salotto, bagno e camera da letto abbastanza grande per due persone (dai 60 metri quadrati in su) non costa meno di 1000 euro escluse le spese, e comodi 80-90 metri quadrati variano dai 1100 ai 1400. Poi dipende anche dalle zone: le zone più care sono ovviamente il centro, Schwabing, Haidhausen, Neuhausen e Nymphenburg che sono anche i più belli e suggestivi. Sendling è un quartiere delizioso adatto per famiglie che consiglio vivamente perché non è neanche carissimo. I "meno carini" dal mio punto di vista sono Laim (un po' triste, pochi negozi, edifici spogli e squadrati), Neu Perlach e Pasing (stesso discorso).
L'agenzia immobiliare vi chiederà quanto guadagnate e vorrà che garantiate un lavoro sicuro in Germania.
Io sono libera professionista e credo che il contratto del mio compagno sia stato decisivo.
Consiglio di lasciare l'Italia per Monaco se:
- Si dispone di un gruzzoletto da investire all'inizio, almeno €5.000-7.000 di appartamento e prime spese.
- Si hanno amici già residenti a Monaco che vi possano aiutare.
- Si ha una proposta di lavoro sicura (oppure si è disposti ad investire la somma di cui sopra, se non di più).
- Si è in due e almeno uno dei due ha un'offerta di lavoro garantita a Monaco.
- Si conosce discretamente bene il tedesco, abbastanza da potersi spiegare e farsi rispettare negli uffici.
- Si è pronti a non vedere risultati economici per almeno tutto l'anno successivo (ovviamente questo solo nel caso uno parta senza lavoro).
Sarò spietata ma è così. Io sono partita con leggerezza, senza conoscere nessuno, attrezzata del solo illusorio ricordo dell'Erasmus, chiaramente poco rappresentativo della realtà lavorativa tedesca. Ora che ci penso sono stata una sprovveduta, ma ringrazio Dio di averlo fatto a 26 anni perché adesso, quattro anni dopo, sarei meno impulsiva, ma forse meno realizzata. Essendo partita da sola ho dovuto fare tutto anche da sola, non conoscevo un singolo italiano e fare amicizia con i tedeschi, come da peggior stereotipo, non è una cosa immediata, soprattutto se non parli bene la lingua. Per la prima volta in vita mia ho fatto la cameriera in un ristorante francese e poi in uno italiano (nel primo 10 euro all'ora, nel secondo 7 perché appunto gli italiani qui cercano sempre di fregare come a casa loro). Anche con il secondo lavoretto non ci stavo dentro con i soldi. Successivamente ho trovato prima lavoro in un'orribile agenzia di comunicazione che "Il Diavolo veste Prada" vi giuro non rende l'idea, l'ho mollato cinque mesi dopo, ho deciso di essere libera professionista e di fare dell'italiano un punto di forza, uno strumento di lavoro piuttosto che uno svantaggio. Certo, la precarietà è all'ordine del giorno, ma ricevo in cambio molte soddisfazioni.
La gavetta è stata dura, lunga e demoralizzante per questo ci tengo che chi ancora non è partito almeno sia consapevole che potrebbe non essere una cosa così facile come sembra. Ovviamente non dico affatto che tutti si ritroverebbero a vivere le difficoltà che ho vissuto io, anzi! Certo, se uno è ingegnere o un informatico ha molte più probabilità di essere assunto in fretta e di guadagnare da subito molto più di me! Ma io sono solo una dei tantissimi laureati in materie umanistiche, con specializzazione nell'ambito della progettazione culturale, un settore "difficile" anche in Germania.
La gavetta è stata dura, lunga e demoralizzante per questo ci tengo che chi ancora non è partito almeno sia consapevole che potrebbe non essere una cosa così facile come sembra. Ovviamente non dico affatto che tutti si ritroverebbero a vivere le difficoltà che ho vissuto io, anzi! Certo, se uno è ingegnere o un informatico ha molte più probabilità di essere assunto in fretta e di guadagnare da subito molto più di me! Ma io sono solo una dei tantissimi laureati in materie umanistiche, con specializzazione nell'ambito della progettazione culturale, un settore "difficile" anche in Germania.
Devo dire che le amiche italiane che ho incontrato qui e che sono laureate in filosofia, lingue, lettere eccetera, hanno vissuto quello che ho vissuto io e la stragrande maggioranza di esse vive insegnando italiano e/ o facendo visite guidate.
I casi felici dal primo momento di arrivo sono appunto le donne che hanno seguito i mariti con lavoro sicuro, o chi ha una specializzazione particolare e pratica che può spendere da subito anche senza sapere troppo bene il tedesco (tipo l'idraulico o l'elettricista).
Un altro caso a parte è quello della ristorazione o della gastronomia. Per Michele, le panetterie qui spuntano ad ogni angolo, così come le pizzerie e i ristoranti italiani. Alcune rimangono a lungo e diventano "storiche", altre chiudono dopo sei mesi o un anno. Purtroppo non sono esperta in materia e non ti so consigliare la procedura per aprire un forno qui, ma tieni conto che gli affitti degli spazi sono molto alti.
Vorrei specificare che, sopravvissuti al periodo più o meno lungo di integrazione, è impagabile vivere in una città come Monaco di Baviera, una città in cui ogni giorno ti senti quasi onorato di potere abitare e lavorare, una città che ti devi guadagnare con onestà e sudore. Solo allora ti ricompensa, ti accetta. Ma se accade, ecco che hai trovato la tua nuova casa.

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