Life of Pi. Un cerchietto si chiude

A Saarbruecken nel 2003 e 2004 ogni tanto mi cimentavo nella lettura di romanzetti in tedesco. Non ne ho letti tanti, forse quattro o cinque perché era difficile e faticoso. Al fine dell'acquisto, c'erano due caratteristiche fondamentali che il libro doveva avere: 1) Non avere più di 250 pagine. 2) Parlare di temi all'altezza della mia comprensione, tipo amore, bambini, animali, problemi giovanili. Passavo ore in libreria e alla fine magari non trovavo niente di leggibile. Mi sono ritrovata Life of Pi decine di volte tra le mani, anche in giornate e mesi diversi. La storia mi affascinava da morire, ma....era un pacco alto così! Provavo a leggere la prima pagina, ma non ce la facevo, m'ingolfavo. Dunque a malincuore l'ho sempre lasciato lì.
Quando a Natale 2012 è uscito il trailer del film il mio entusiasmo si è spento alla lettura del seguente slogan:  "Der nexte Avatar!" , il prossimo Avatar. M'è salito il latte ai calcagni alla sola idea. Ho rifiutato tutte le possibilità che avevo di vederlo col fidanzato, gli amici e i parenti tutti.
L'altro giorno, dopo insistenze varie "ma guarda che dicono tutti che è bello" e "fai come vuoi ci vado da solo", mi sono arresa e sono andata a vederlo seppur poco convinta.
Invece mi sono dovuta ricredere non alla fine, non a metà film, bensì alle prima immagini, quando ancora passavano i titoli d'apertura.
Che poesia! Che delizia per gli occhi e per il cuore!
Breve trama: Fin da piccolo Pi, bambino indiano, è incurisito dalle religioni e, non trovandone una sola che lo convinca del tutto, ne professa ben tre. Il padre ha uno zoo, ma per motivi economici, decide di trasferirsi con tutta la famiglia in Canada. Anche gli animali verranno con loro e saranno venduti a uno zoo canadese. Il viaggio in nave, però, ha un tragico epilogo: durante una tempesta la nave affonda e il giovane Pi si ritrova in una scialuppa di salvataggio con una zebra, uno scimpanzé, una iena e una tigre. Per le leggi della natura, rimarrà solo con la tigre, la quale, ben lontana dall'essere un gigante gattone mansueto, costringerà Pi a lottare per 227 giorni con tutte le sue forze per la propria sopravvivenza.
Un film che parla del senso della vita e della ricerca della fede attraverso allegorie di grande impatto e immagini fantastiche.
Certo, effetti al computer ci sono eccome, ma la differenza tra Life of Pi e Avatar sta in un'unica parola: spiritualità. Una profondità spirituale (venata di malinconia) veramente sentita, che traspare dalle parole, dalle più piccole azioni, dall'atmosfera complessiva del film di Ang Lee e che James Cameron, con tutto rispetto, non riesce a raggiungere.
Uno di quei film che vorresti non finissero mai e che ti proiettano in un mondo altro, fatto esclusivamente di bellezza. Dalla prima all'ultima scena un capolavoro.

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