La merla

Vi ricordate il tordo di cui vi parlavo due mesetti fa? In realtà si è rivelato essere una merla. Ha fatto il nido proprio dentro una pianta rampicante contro il muro del mio condominio e ora fa avanti e indietro tra le aiuole, il solito albero e il nido. 
Ho avuto l'onore di seguire tutto il processo: prima veniva sul mio balcone per rifocillarsi di briciole di pane e forse testare il luogo: per alcuni giorni si piazzava lì in attesa ed emetteva fischi lunghi, prolungati, proprio come a chiamar qualcuno. In effetti per ben due o tre volte è venuto a farmi visita un merlo maschio, bello lucido, da solo, ma aveva sempre un certo scetticismo, si aggirava circospetto, poco convinto. Insomma, a lui il balcone non piaceva per nulla, neanche per un salto veloce. 
Da quando hanno messo su casetta, anche la merla non è venuta per alcune settimane, era troppo impegnata: la vedevo instancabile volare da una parte all'altra per raccogliere materiale senza mai una pausa. Un giorno, aprendo il portone del palazzo, ho sentito pigolii dalla pianta rampicante e ho capito che i piccoli erano nati. Lei si è messa a lavorare ancora di più e l'ho riconosciuta con vermi in bocca saltellare sotto le macchine parcheggiate, sotto i tavoli e le sedie del ristorante all'angolo per raccogliere più cibo possibile e poi, a piccoli saltelli e brevi tratti di volo, tuffarsi rapidamente nella chioma verde. Domenica è tornata a trovarmi sul balconcino: era sorpresa di vedere l'erba così cresciuta che le infastidiva gli occhi mentre beccava. Lo so che sembrerà strano, ma mi è parso addirittura di vederla emaciata, dimagrita, il viso provato dal duro lavoro e dalla preoccupazione di fare bene il suo mestiere di mamma. 

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