I racconti di Alice Munro

Mi inserisco con sincerità nella categoria di persone che, prima dell'assegnazione del Nobel per la
letteratura 2013, di Alice Munro non avevo letto assolutamente nulla. Però mi ha subito incuriosito la descrizione che hanno dato i media dei suoi racconti, paragonati a quelli di Chekhov, pieni della mestizia e dell'acutezza di chi vive e osserva i piccoli paesi. E poi mi affascinava il fatto che la forma del racconto, in genere snobbata dalla letteratura contemporanea, potesse essere così valida da vincere un riconoscimento simile.
Dunque, alla prima occasione, mi ricordo anche quando, il 5 novembre a Milano, ho visto in una libreria un tavolo dedicato alla sua bibliografia. Ho scelto di iniziare dalla sua prima opera pubblicata, "Danza delle ombre felici". 
Tornata in Germania ho iniziato subito a leggere il primo racconto. Risultato: mi sono addormentata dopo poche pagine. Eh be', dai, sarò stanca...ci riprovo domani. Il giorno seguente non faccio nemmeno in tempo a calcolare quante pagine ho letto che piombo di nuovo in un sonno profondo. Ma come? Eppure scrive così bene... il terzo giorno ronfo ancora meglio. E così via ogni volta che prendo il libro in mano. Mi devo arrendere all'evidenza: Alice Munro è un sonnifero potentissimo. È come se ogni suo racconto fosse una pillolina dei sogni da 400 mg. 
Devo ammettere che un po' mi dispiace perché avevo grandi aspettative, volevo davvero capire, apprezzare, commentare un'autrice valutata "maestra del racconto breve contemporaneo"... sono combattuta tra abbandonare il libro o mettercela tutta per portarlo a conclusione (sia perché sono appunto storie brevi, che diamine! E poi perché l'edizione Einaudi costa la bellezza di quasi 20 euro!!). 
Mi decido per la seconda opzione e finalmente, circa a metà libro, scatta una specie di porticina invisibile che mi dà l'accesso al mondo del paesino Jubilee. Non so cosa sia stato, forse le inquietudini segrete di una protagonista al ballo della scuola in cui mi sono riconosciuta, o quel finale così spietato e cinico, eppure all'apparenza insignificante, tanto da poterlo riassumere in uno sguardo. Fatto sta che mi ha illuminata, e non soltanto ho letto i racconti che mi rimanevano da leggere, ma sono ritornata indietro e ho riletto anche la prima metà, ora forte di una lente in grado di farmi vedere cose che prima erano impedite dallo scudo del sonno. E mi viene quasi da dire che proprio quel sonno fosse un'inconscia forma di difesa a ciò che stavo leggendo: la Munro riesce a evocare i pensieri più reconditi dell'animo umano, quelli primitivi e ineluttabili sui quali non siamo abituati a riflettere, quelli così istintivi e animaleschi da non riuscire ad accettarli. 
Lei ha svolto un compito per niente facile: quello di farli emergere con una scrittura eccezionale, di dare loro una voce, uno spazio, un colore e, così facendo, di scoprire i sentimenti più intimi dei suoi protagonisti e anche quelli dei lettori. 
Sicuramente, ora che sono "preparata", leggerò altre sue opere. 

Commenti

Igor ha detto…
beh pure io ho acquistato un libro, perchè mi ha incuriosito in quanto vincitrice del Nobel. Beh sarà perchè non ho mai tempo e sono quasi sempre "costretto" a leggere in metrò..sarà per la confusione quindi, ma quel libro "nemico,amico, amante" non sono riuscito a capirlo..non capivo la trama, di cosa parlasse. voglio dare la colpa al poco tempo e vociare che c'è sui mezzi pubblici, mi sono ripromesso di provare a rileggerlo nella tranquillità della mia camera ;)
igor ha detto…
io ho iniziato a leggere "nemico, amico, amante", incuriosito dal nobel. ma forse perchè nella metro c'era troppo caos, non sono riuscito ad andare oltre le 30 pagine, non capivo la trama quale fosse. Mi sono ripromesso di provare a rileggerlo nel silenzio della mia camera ;)