Carissimi amici!
Era dai propositi per il Nuovo Anno che volevo riprendere a scrivere sul blog... alla fine non gli ho scritti ma ora che è un po' passata la fase tribolatissima delle due uscite in contemporanea del libro in Germania e in Italia, spero di poter essere più presente.
Rimanendo in tema, ieri sera è successa una cosa stranissima. A mezzanotte mi è arrivato un messaggio su whatsapp da un numero sconosciuto. Visto l'orario mi sono subito incuriosita. Poteva essere un fusto interessantissimo a cui avevo lasciato il numero in un'occasione mondana risalente a epoche di cui al momento non ricordavo nulla. Invece no. Era un signore tedesco sulla cinquantina che mi scriveva dalle vacanze tutto scombussolato da "Quasi arzilli", che ha appena iniziato a leggere.
Mi ha chiesto, scosso, "ma perché scrive così?" e poi mi ha confessato: "mi sento tradito nel mio amore per l'Italia. Mi pento di non essermi portato dietro il solito De Crescenzo".
...
Be', certo, si è subito palesato un problemino di partenza. Il paragone con De Crescenzo gioca lievemente a mio sfavore. Tuttavia ricordo benissimo le risate stupende che mi sono fatta leggendolo alle superiori. Invece qui il nostro Henning sembrava veramente sconvolto, quasi avessi scritto un thriller sanguinoso.
Era dai propositi per il Nuovo Anno che volevo riprendere a scrivere sul blog... alla fine non gli ho scritti ma ora che è un po' passata la fase tribolatissima delle due uscite in contemporanea del libro in Germania e in Italia, spero di poter essere più presente.
Rimanendo in tema, ieri sera è successa una cosa stranissima. A mezzanotte mi è arrivato un messaggio su whatsapp da un numero sconosciuto. Visto l'orario mi sono subito incuriosita. Poteva essere un fusto interessantissimo a cui avevo lasciato il numero in un'occasione mondana risalente a epoche di cui al momento non ricordavo nulla. Invece no. Era un signore tedesco sulla cinquantina che mi scriveva dalle vacanze tutto scombussolato da "Quasi arzilli", che ha appena iniziato a leggere.
Mi ha chiesto, scosso, "ma perché scrive così?" e poi mi ha confessato: "mi sento tradito nel mio amore per l'Italia. Mi pento di non essermi portato dietro il solito De Crescenzo".
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Be', certo, si è subito palesato un problemino di partenza. Il paragone con De Crescenzo gioca lievemente a mio sfavore. Tuttavia ricordo benissimo le risate stupende che mi sono fatta leggendolo alle superiori. Invece qui il nostro Henning sembrava veramente sconvolto, quasi avessi scritto un thriller sanguinoso.
Mi sono sentita profondamente responsabile per il suo stato d'animo. Mi sono immaginata infermiera al pronto soccorso nel turno di notte, con la lucina bianca dell'iphone che lampeggiavano tra noi. Quest'uomo doveva essere soccorso subito, almeno psicologicamente. Gli ho fatto delle domande, tipo di spiegarmi meglio cosa intende per "ma perché scrive così", cioè... "così come?". Non lo sa. Dice che la storia gli piace ma il modo di pensare dei miei arzilli lo disturba pur non sapendomi dire meglio il perché.
Quello che più mi ha colpito è stata la frase sul tradimento nei confronti del suo amore per l'Italia. Cioè, proprio a me che non vedevo l'ora di mostrare ai tedeschi la mia Emilia... è sicuramente uno spunto su cui riflettere.
Forse quello che è successo è che l'immagine che aveva dell'Italia è molto diversa da quella della vita in Appennino e quindi ha subito un piccolo shock interculturale...
Non ne ho idea. Comunque alla fine, a forza di fargli domande si è calmato, o meglio, gli è venuta sonno. Ha detto che ci riflette e mi scrive per e-mail le sue considerazioni a lettura finita. Perché ora per lo meno ha deciso di non gettare il libro nel pattume né di chiedermi i soldi indietro, ma se la sente di arrivare fino all'ultima pagina. E insomma, tutto sommato, mi è sembrato un piccolo lieto fine. Mi sono addormentata con la coscienza abbastanza pulita.
Quello che più mi ha colpito è stata la frase sul tradimento nei confronti del suo amore per l'Italia. Cioè, proprio a me che non vedevo l'ora di mostrare ai tedeschi la mia Emilia... è sicuramente uno spunto su cui riflettere.
Forse quello che è successo è che l'immagine che aveva dell'Italia è molto diversa da quella della vita in Appennino e quindi ha subito un piccolo shock interculturale...
Non ne ho idea. Comunque alla fine, a forza di fargli domande si è calmato, o meglio, gli è venuta sonno. Ha detto che ci riflette e mi scrive per e-mail le sue considerazioni a lettura finita. Perché ora per lo meno ha deciso di non gettare il libro nel pattume né di chiedermi i soldi indietro, ma se la sente di arrivare fino all'ultima pagina. E insomma, tutto sommato, mi è sembrato un piccolo lieto fine. Mi sono addormentata con la coscienza abbastanza pulita.

Commenti
Beh, in effetti non molte cose possono disturbare di più delle notizie che sconvolgono la nostra zona di comfort, che incrinano le nostre convinzioni.
Ad ogni modo mi resta difficile credere che i tuoi vecchietti abbiano avuto un effetto così dirompente ed adesso sono curiosissimo di conoscere come era fatta l'Italia idealizzata dal tuo lettore.
Il tema dell'idealizzazione di un luogo però non mi è nuovo; ho notato infatti come i nostri connazionali emigrati in USA negli anni '50, nonostante regolari viaggi "al paesello", continuino a credere che l'italia sia la stessa dei tempi in cui sono partiti.
Per loro il tempo si è veramente fermato e nel loro immaginario siamo ancora ai tempi nei quali parroco e maresciallo sono ancora le più alte e rispettate autorità, tutti vanno in chiesa alla domenica, nessuno divorzia e le donne non conoscono uomo fino alla prima notte di nozze (giuro che questo è un estratto di una reale conversazione con mia zia, emigrata a NYC nel '54).
A presto! (quando vieni a presentare il libro in Toscana?)
---Alex
Per le presentazioni ho scoperto che funziona così: la casa editrice è davvero oberata e non ne organizza di sua spontanea volontà. Anche perché avendo la propria catena di librerie, non ha grande interesse a fare presentazioni in cui, se va bene, vengono venti persone. Però non hanno problemi ad accettare inviti. Quindi, se un ente mi invita (es. una libreria, una biblioteca, un festival ecc.) sicuramente dicono di sì. D'altra parte, avendo un editore alle spalle, non è tanto bello che io mi autoinviti contattando gli enti a titolo personale. Dunque la cosa migliore è attendere le proposte di un esterno. Se per caso hai una libreria di fiducia puoi certamente segnalare i miei libri e, in caso di interesse, il libraio può proporre un evento. Certo, mi farebbe un sacco piacere venire in Toscana!
Ma sento in giro; vediamo un po'
E se non vieni per una presentazione ti invito per un aperitivo o una cena se passi da queste parti così potrai farmi una presentazione personale :)
A presto!
---Alex
Facciamo così, quando torno a Firenze ti dico qualcosa prima così ci troviamo lì!
---Alex