Io, il mio ex e il Coronavirus

Il mio ex è commovente. Siamo rimasti in buoni rapporti, e negli anni a seguire ha sempre tenuto a informarmi di persona dei momenti salienti della sua vita. Ogni volta nei modi più inattesi e creativi. Per esempio, due anni fa, mi ha invitata a pranzo il 14 febbraio. Ho trovato la data un po’ equivoca, ma altri buchi in agenda non ne aveva. In ogni caso siamo lì, a mangiare una pizza a forma di cuore, chiacchieriamo a lungo, ci prendiamo pure uno Spritz e intanto mi chiedo: ma che cos’ha? È diverso dal solito. Tergiversa. Mi sento quasi a disagio. Il disagio si fa angoscia quando inizia a balbettare: “Ecco, ti ho invitata perché volevo dirti che, sì, insomma...”
Oddio. “Vai. Dimmi. Sono solo io. La tua ex. Spara. Senza remore.”
“Sì, giusto. Allora, volevo dirti che... visto che lavoriamo nello stesso quartiere... ecco magari potrebbe capitarti in futuro di incontrarmi per strada.”
“Okay.”
“Con una persona.”
“Ah. Cioè una donna?”
“Sì. Ci frequentiamo da quest’inverno e... tra poco andiamo a vivere insieme”.
Ma felicitazioni!!!!!!!!!!! Mi è tornato su l’ultimo bolo della pizza seguito da un reflusso di Aperol. Per far vedere quanto ero contenta, ho pure ordinato un caffè che mi si è solidificato in gola come il sangue di San Gennaro. Poi ce l’ho fatta. L’ho superata alla grande. Ero davvero felice per lui. Solo che, a essere sincera, mi sarebbe bastata un’email affettuosa, davvero, tutta questa cerimonia mi è sembrata eccessiva. 


Un anno e mezzo dopo, lo scorso dicembre, lavoriamo insieme a un progetto, così mi chiede di pranzare davanti alla pista di pattinaggio sul ghiaccio (quella tutta illuminata con le lucine e la baita in legno che farebbe invidia anche al Rockefeller Center di New York) per farci i saluti di Natale prima che io vada in Italia. Carino. Parliamo di lavoro e mentre siamo lì a sorseggiare il vin brulé e a guardare i pattinatori che piroettano e cadono in pista, mi guarda intensamente e butta lì con nonchalance “Ad aprile mi sposo”.
Mi è uscito il sorso di vin brulé dal naso. E ridaje! Ma allora fai apposta!
“Wow, sono felicissima per te. Wow. Complimenti. Cielo. Wow, l’ho già detto wow?” Cavoli, dovevo davvero dirgli di scrivermi una dannatissima email! Ma anche quella volta non ne ho avuto il coraggio.
Oggi mi telefona.
“Ehi, come butta? Sei in Italia, vero?”
“No, a Monaco.”
“Ma sei stata in Italia ultimamente, vero?”
“Be’, a Natale.”
“E com’è la situazione? Dai giornali sembra brutta.” 
Ci mettiamo a parlare della quarantena e delle scuole chiuse, del suo nuovo lavoro, dei miei libri, di questo e di quello, dei preparativi per il suo matrimonio. Poi tra una cosa e l’altra dice: “Ad agosto divento padre.”
“Ma dai! Bello! Incredibile! A tutto gas, eh?”
“Sì. Già. A proposito, il tuo divano che hai lasciato da me t’interessa ancora? Perché altrimenti lo portiamo via. Ci serve la stanza libera per il bambino.”
“Giusto, figurati, vengo al più presto a togliervelo di mezzo. Sarà un piacere.”
“Fai pure con calma.”
Finita la telefonata ho pensato: strano che non abbia organizzato un banchetto con palloncini colorati e torta alla panna per dirmelo a voce. Poi mi sono tornate in mente le prime domande che ha fatto. Quelle sul Coronavirus. E ho capito. Deve aver pensato che fosse più sicuro informarmi per telefono piuttosto che incontrarmi. Ho appoggiato il ricevitore e davanti a me avevo lo specchio. Ho visto il mio riflesso e mi sono accorta che stavo sorridendo a trentadue denti, beata. GRAZIE CORONA!!!!!

Commenti

Federica ha detto…
sai che non so se reggerei io?
io sono una da "arrivederci a mai più": sei coraggiosa!
:)

Ma lì a Monaco la situazione com'è?
Simo ha detto…
Ma infatti, sono d'accordo con te! E lui era proprio uno di quelli che "Giammai resterei in contatto con una mia ex!" e poi invece tra noi è andata così. La vita... :)

Coronavirus: dunque, il tema è complessissimo, io sono senza parole per come la Germania sta affrontando la cosa. Specifico che questa è solo una MIA IMPRESSIONE personale e non ho alla mano dati scientifici, anche perché il governo non è chiaro sulla quantità e i risultati dei test effettuati. Per esempio tendono a fare pochi test, ho sentito di gente ricoverata per polmonite a cui non è stato fatto il test. Non li fanno su pazienti deceduti che negli ultimi giorni avevano manifestato sintomi influenzali, quindi hai già capito che i numeri non possono raggiungere quelli italiani, ma non è detto che non ci siano!

Da quello che ho potuto vedere, il governo ha sminuito per settimane per non fermare l'economia e circoscrivendo i casi ai primi sedici. Dopodiché, visto il dramma iitaliano, soltanto un paio di giorni fa si sono decisi a fare una bella conferenza stampa in cui, tutti tranquilli, hanno annunciato che i laboratori tedeschi erano già al corrente del virus A GENNAIO, si sono "messi avanti", hanno fatto i loro calcoli e sono molto sicuri del forte sistema sanitario nazionale...

Ergo, hanno deciso di lasciare circolare liberamente il virus perché "tanto gli ospedali tedeschi sono ben attrezzati e hanno posti a sufficienza nelle terapie intensive"... !! What??? Ma che ragionamento è?! Della serie "andiamo tutti in discoteca tranquilli, tanto poi all'ospedale c'è posto per tutti! Che sarà mai, al massimo saremo allegramente intubati un paio di settimane ma poi torneremo in forma!"


In ogni caso, da quando l'Italia è in quarantena totale, all'improvviso anche la Germania sta cancellando tutto, eventi, partite, corsi all'università ecc. ... ma non erano quelli già preparati da gennaio? Non erano così sicuri del loro sistema sanitario fino a tre giorni fa?

Insomma, l'Italia sarà pasticciona, è vero, ma la Germania tende spesso a stare ferma troppo a lungo basandosi su convinzioni di supponenza, per poi correre ai ripari quando ormai è evidente che aveva sbagliato i calcoli... e gira e rigira i risultati sono per entrambi i paesi gli stessi!

Scusa, ora mi sono scaldata, spero però di averti dato un'idea :D